L’European Centre for Disease Prevention and Control ha pubblicato una nuova guida sulla sorveglianza integrata dei virus respiratori nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo. Il documento, datato 20 luglio 2026, riguarda in primo luogo influenza, SARS-CoV-2 e virus respiratorio sinciziale, ma comprende anche la possibilità di intercettare altri patogeni respiratori rilevanti per la sanità pubblica.
L’obiettivo dichiarato dall’ECDC è aiutare i Paesi europei a individuare più precocemente i cambiamenti nella circolazione virale, ricostruire in modo più completo l’andamento delle infezioni respiratorie acute e utilizzare dati comparabili per orientare tempestivamente le misure di prevenzione, controllo e organizzazione sanitaria.
Non tre sorveglianze separate, ma un unico quadro informativo
Il punto centrale della guida è il passaggio da sistemi costruiti attorno a un singolo patogeno a una sorveglianza capace di integrare più fonti epidemiologiche, cliniche e virologiche.
Secondo l’ECDC, la sorveglianza integrata deve perseguire tre obiettivi generali:
- monitorare nel tempo, nei diversi territori e gruppi di popolazione le infezioni respiratorie acute attribuibili a influenza, SARS-CoV-2, RSV e altri patogeni;
- rilevare cambiamenti genetici e virologici nei virus circolanti o emergenti;
- stimare il carico di malattia e valutare efficacia e impatto degli interventi adottati.
Non si tratta quindi soltanto di contare i casi positivi. I sistemi dovrebbero produrre informazioni utilizzabili per riconoscere l’inizio e l’intensità delle epidemie, identificare i gruppi maggiormente esposti alle forme gravi, valutare l’impatto sugli ospedali e contribuire alla programmazione delle campagne di immunizzazione e delle altre misure di sanità pubblica.
Cure primarie e ospedali restano i pilastri
La guida indica come componente essenziale la sorveglianza sindromica nelle cure primarie, basata sui casi di sindrome simil-influenzale e infezione respiratoria acuta. Una quota standardizzata dei pazienti dovrebbe essere sottoposta a campionamento e test virologici multipli, così da distinguere il contributo dei diversi virus alla malattia osservata nella comunità.
Questo modello può fornire un segnale precoce dell’aumento della trasmissione, purché la popolazione osservata sia ben definita e sufficientemente rappresentativa. I dati raccolti nel tempo permettono inoltre di calcolare soglie epidemiche e confrontare stagioni differenti.
Accanto al territorio, l’ECDC attribuisce un ruolo non sostituibile alla sorveglianza ospedaliera. Il modello considerato prioritario è quello basato sulle severe acute respiratory infections, o SARI, integrato con test virologici. Dovrebbero essere registrati anche indicatori di gravità ed esito, come ricovero in terapia intensiva, dimissione o decesso.
L’integrazione tra dati delle cure primarie e dati ospedalieri consente così di osservare l’intera “piramide” delle infezioni: dai casi sintomatici gestiti sul territorio fino alle ospedalizzazioni e ai decessi.
Dati genomici e caratterizzazione dei virus
Un altro asse della nuova impostazione riguarda la capacità di caratterizzare i virus circolanti. L’ECDC considera necessaria una capacità nazionale o subnazionale di sorveglianza genomica di routine, utile per identificare nuove linee genetiche e seguirne l’evoluzione.
La guida richiama anche la caratterizzazione fenotipica, che può comprendere la valutazione delle proprietà antigeniche dei virus e della loro sensibilità agli antivirali. Nei Paesi o nei territori privi di alcune capacità specialistiche, campioni selezionati possono essere inviati ai laboratori di riferimento attraverso meccanismi europei o internazionali già esistenti.
La sorveglianza genomica non è presentata come un’attività separata dall’epidemiologia. Per interpretare correttamente l’emergere di una variante o di un nuovo lineage, i dati di sequenziamento devono poter essere collegati alle informazioni cliniche ed epidemiologiche dei casi.
Collegare registri, dati clinici e informazioni vaccinali
Per le analisi più avanzate, soprattutto sui casi gravi, l’ECDC sottolinea l’importanza di disporre di dati individuali e di collegare fonti diverse lungo il percorso assistenziale. Tra queste possono rientrare consultazioni di medicina primaria, ricoveri, terapie intensive, risultati di laboratorio e registri vaccinali.
La disponibilità di dati collegabili è rilevante per stimare i fattori di rischio, misurare il carico delle infezioni e valutare l’impatto degli interventi. La guida considera inoltre informazioni complementari i dati sull’occupazione ospedaliera, sulle coperture vaccinali, sulla vaccine hesitancy e sull’impiego di farmaci.
Queste fonti non sostituiscono i sistemi epidemiologici e virologici di base, ma aiutano a trasformare la sorveglianza in decisioni operative: definizione dei gruppi prioritari, pianificazione dei servizi, scelta del momento delle campagne e comunicazione alla popolazione.
Una sorveglianza attiva tutto l’anno
L’ECDC raccomanda di mantenere una capacità adeguata di sorveglianza anche fuori dalla tradizionale stagione invernale. Il SARS-CoV-2, osserva il documento, non si comporta al momento come un virus esclusivamente stagionale; anche RSV e influenza possono produrre circolazione o focolai al di fuori dei mesi consueti.
I dati raccolti durante l’estate possono inoltre aiutare a identificare segnali inattesi, valutare quali virus influenzali potrebbero circolare nella stagione successiva e verificare preliminarmente la corrispondenza tra ceppi circolanti e antigeni vaccinali. Quando le risorse sono limitate, deve comunque essere conservata almeno la capacità di rilevare, valutare e comunicare segnali epidemiologici e virologici, con la possibilità di aumentare rapidamente le attività.
Preparedness: sistemi pronti a crescere durante una minaccia
La guida non è dedicata specificamente alla preparazione pandemica né alla sorveglianza dell’influenza zoonotica. La sua applicazione, precisa però l’ECDC, può rafforzare entrambe le aree.
La qualità e la readiness dei sistemi devono essere valutate in modo ciclico, verificando se reti, laboratori e flussi informativi siano in grado di mantenere le funzioni ordinarie e, allo stesso tempo, aumentare capacità e tempestività durante una minaccia più intensa. Monitoraggio, valutazione, pianificazione, collaborazione e scambio di informazioni sono indicati come elementi necessari per preservare robustezza, comparabilità e sostenibilità.
Che cosa può significare per l’Italia
Per l’Italia, la guida può costituire un riferimento per consolidare l’integrazione tra sorveglianza territoriale, laboratori, ricoveri ospedalieri, terapie intensive, registri vaccinali e capacità genomiche. Questa è una lettura applicativa del quadro ECDC, che lascia ai Paesi la possibilità di adattare il modello alle caratteristiche dei rispettivi servizi sanitari.
Il documento appare coerente con l’impostazione del Piano nazionale della prevenzione 2020-2025, che richiede sistemi di sorveglianza pienamente operativi, capacità di indagine sul territorio e integrazione tra strutture territoriali e ospedaliere. Il Piano italiano sottolinea inoltre la necessità di dati aggiornati e territorialmente dettagliati per orientare programmazione, allocazione delle risorse e valutazione degli interventi.
Sul piano operativo, le aree da considerare comprendono:
- rappresentatività e continuità delle reti sentinella delle cure primarie;
- rilevazione standardizzata delle forme respiratorie gravi negli ospedali;
- collegamento tra dati clinici, virologici, genomici e vaccinali;
- comparabilità dei dati prodotti dalle Regioni;
- capacità di mantenere un livello minimo di sorveglianza durante tutto l’anno;
- procedure per aumentare rapidamente test, analisi e reporting in presenza di segnali anomali.
La pubblicazione della guida non determina automaticamente modifiche organizzative o normative in Italia. Offre però un quadro tecnico comune rispetto al quale le autorità nazionali e regionali possono mappare i sistemi esistenti, individuare le lacune e stabilire le priorità di investimento.
Un quadro destinato ad ampliarsi
Quello pubblicato il 20 luglio è il modulo principale di una guida concepita come modulare ed evolutiva. L’ECDC prevede altri documenti dedicati al dimensionamento appropriato della sorveglianza epidemiologica e genomica e all’uso delle soglie; ulteriori approfondimenti potranno riguardare i dati delle cartelle cliniche elettroniche e la sorveglianza delle acque reflue.
La direzione indicata è chiara: passare da flussi informativi separati e spesso costruiti in risposta a singole emergenze a una infrastruttura stabile, integrata e utilizzabile sia nella routine sia durante nuove minacce. Per influenza, SARS-CoV-2 e RSV, la qualità della prevenzione dipenderà sempre più dalla capacità di osservare contemporaneamente circolazione, gravità, caratteristiche dei virus e pressione sui servizi sanitari.
